Fra immigrazione e sicurezza – Farsi Prossimo Faenza

La Caritas diocesana nelle pieghe di un decreto da conoscere

Il 24 settembre scorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza. Che l’ obbiettivo prioritario di una parte della maggioranza di Governo fosse una consistente riduzione degli arrivi di migranti sulle coste italiane si era compreso fin dalle prime azioni dell’ esecutivo, quando nella distrazione estiva avevamo assistito alle vicende della nave Aquarius prima, e del pattugliatore Diciotti poi.

Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 ottobre ed in attesa di essere discusso in Parlamento, non agisce però sulla regolamentazione dell’ ingresso di cittadini stranieri in Italia, bensì sulla loro permanenza.

Questa iniziale distinzione è fondamentale per comprendere che ciò che la normativa andrà ad interessare sarà la vita di chi in Italia è già presente, mentre la gestione degli sbarchi continuerà ad essere affrontata in maniera episodica e perseverando il braccio di ferro con un’ Europa sempre più assente, senza prevedere la costituzione di reali vie di ingresso legali, favori rendo così i trafficanti di esseri umani, che dalla chiusura delle frontiere si arricchiscono sulla pelle degli ultimi. I principali cambiamenti del decreto volgono verso un’ unica direzione, lo si intuisce facilmente già dall’ accostamento nell’ intestazione della legge delle parole “immigrazione e sicurezza”, facendo presupporre che l’ aumento della prima implichi in automatico una diminuzione della seconda.

Nella fattispecie le disposizioni contenutevi riducono in maniera inequivocabile gli spazi di dialogo fra migranti e tessuto sociale, istituzioni comprese. Viene ristretta l’ accoglienza nel sistema SPRAR ad i soli beneficiari dello status di rifugiato.

Il sistema SPRAR, nato dalla collaborazione fra ANCI, UNHCR ed il Dipartimento per le Libertà civili e l’ Immigrazione, offriva accoglienza ed integrazione (assieme ad una precisa rendicontazione) sulla spinta dei Comuni che ne richiedevano l’ attuazione del progetto.

L’ efficacia e la trasparenza del sistema erano riconosciute anche da quelle forze politiche che ora ne firmano il ridimensionamento a favore dei grandi centri di aggregazione, strutture troppo spesso salite agli onori delle cronache per la gestione opaca. Viene aumentato il tempo di permanenza per chi è destinatario di un provvedimento di espulsione nei Centri per il rimpatrio, i così detti CPR, che passa da un massimo di 90 giorni ad un massimo di 180. Non vengono però stabiliti nuovi accordi bilaterali con i Paesi di destinazione di tali rimpatri, rendendo quindi la misura inutile e fonte di ulteriore marginalità.

Vengono modificati alcuni permesso di soggiorno inerenti alla protezione internazionale. Il permesso di soggiorno per richiesta asilo, ad esempio, non costituirà più titolo idoneo per l’ iscrizione anagrafica come è stato sino ad oggi. Ciò significa che verrà meno quella precisa mappatura delle persone residenti in un determinato territorio, italiane o straniere che siano, che è appunto obbiettivo primario del Servizio Anagrafe. Il permesso di soggiorno per protezione umanitaria, inoltre, viene abrogato.

Tale permesso di soggiorno veniva rilasciato dal Questore qualora si presentassero seri motivi di carattere umanitario per tutte quelle persone che fuggono da emergenze come conflitti, disastri naturali, carestie, sfruttamento lavorativo o di tratta. Stragrande maggioranza delle persone arrivate in Italia negli ultimi anni hanno beneficiato di tale protezione in ottemperanza all’ articolo 10 della Costituzione che sancisce l’ asilo nel territorio della Repubblica. Queste persone non saranno più in grado di rinnovare il loro attuale permesso di soggiorno, sollevando due enormi problematiche: di ordine costituzionale per ciò di cui sopra (e sul quale si spera si pronunci la Consulta), e di ordine sociale per l’ ampissimo numero di irregolari che l’ abrogazione andrà a creare.

Verranno introdotti permessi di soggiorno per “atti di particolare valore civile” o “casi speciali”, che comunque non consentiranno l’ iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

Tale misura significa che decine di migliaia di persone non avranno possibilità di accesso alle cure del SSN, costituendo così la negazione di un diritto ed esponendo l’ intera collettività a situazioni di vulnerabilità. Giro di vite viene infine conferito anche alla domanda per l’ acquisizione della domanda della cittadinanza. Oltre ad aumentare le spese ed i tempi per la procedura burocratica, la domanda potrà essere rigettata anche se presentata di chi ho sposato un cittadino/a italiano. In generala, leggendo in maniera approfondita il decreto, la sensazione dominante è quella che in assenza di una visione di ampio raggio sulla complessità di un fenomeno globale come quello delle migrazioni e della convivenza di cittadini stranieri, vengano prediletti interessi politici di corto respiro.

La sensazione è che si cerchi di risolvere l’ epocale questione dell’ immigrazione creando zone di esclusione, rischiando di far aumentare ancor di più le contraddizioni, non diminuirle. La sensazione è che non si capisca che la capacità di conservare se stessi, la propria cultura e le proprie tradizioni risieda nella capacità e nella forza di un Paese di includere gli stranieri.

La sensazione è che si stia legiferando l’ irregolarità. Lo straniero senza permesso di soggiorno diventa irregolare. Irregolare la permanenza, irregolare il lavoro che andrà a svolgere, irregolare l’ affitto che andrà a pagare.

La sensazione è che chi debba tutelare l’ unità di un Paese contro tutte le cellule disgregative, sia sociali che politiche, si adoperi per ottenere l’ esatto opposto, esponendoci al rischio di perdersi. La convinzione è che alle comprensibili domande che le persone comuni si pongono osservando i cambiamenti della società civile, all’ interno del decreto legge vengano offerte le risposte sbagliate.

Davide Agresti